E così, vi ricordate?
Erano due anni fa, e scrivevo su questo blog. Scrivevo e come tutti quelli che ci scrivevano sopra avevo la sensazione portasse bene.
Oddio, bene: la prima volta mi ero sbizzarrito, avevo scritto che potevamo vincere o perdere e che un pareggio era impossibile. L’Italia aveva pareggiato, ed i commenti negativi si erano sprecati.
Così, dato che tengo famiglia, avevo cominciato a fare post che in qualche modo prevedessero l’andazzo delle varie partite senza mai dire nulla. Del resto tutti i veggenti sono elusivi, e nemo propheta in patria.
Ma quest’anno sono in Francia. Ebbene sì: mentre voi domani guarderete la partita che può decidere o meno il passaggio del turno da parte dell’Italia (ma forse può decidere proprio se una seconda squadra passerà il turno o meno, non ho proprio ben capito, quest’anno la FIFA – l’UEFA? La COOP? – ha un po’ complicato il regolamento, e l’unica cosa di cui sono certo è che il parrucchiere di Camoranesi è un criminale*) seduti nelle vostre comode case, noncuranti di tutto ciò che non sia urlare mentalmente popoppopopopò e concentrarsi acchè l’Olanda faccia sette gol alla Romania, io e un manipolo di altri eroi saremo in un bar nel centro di Parigi, circondati dall’elite più rompicoglioni del popolo più rompicoglioni della terra. Per l’occasione, speriamo che la prendano come i sentitissimi mondiali di rugby**, o almeno che usino anche per queste circostanze la dotazione standard di almeno otto poliziotti con cui sono soliti rompere le balle alla gente che si fa una cannetta per strada o che sta fuori da un bar in massa dopo l’una di notte – senza fare particolare rumore, eh. E speriamo anche che questi eventuali poliziotti non amino il football.
Dicevo? Ah, certo, certo. Le previsioni, nemo in patria, giusto. Beh, quest’anno non sono in patria, però. Quindi mi trovo nella condizione di anticiparvi la partita, il turno, volendo tutto l’europeo.
Però non ho tempo di scrivere il post che avevo pensato, perché muoio dal sonno, e quando mi sveglierò avrò altrettante cose da fare. Quindi mi limito a lasciarvi questo post come testamento spirituale prima che ci maciullino, eventualmente, in un bar, ed a dirvi: nel caso, insultate un francese in mia memoria.
SE passeremo il turno – io lo so già, voglio ricordarvelo, ma non ve lo anticipo perché sono molto gentile, bello, simpatico, intelligente, sportivo, ed il mio indirizzo e-mail è a vostra disposizione se voleste propormi una serata fuori insieme – articolerò meglio. Per ora mi limito a dire che il Donadoni di questi europei sembra Fatih Terim quando era al Milan, che tra la grinta e la forma fisica che hanno tutti c’è da chiedersi quale nazione sovvenzioni lo staff tecnico, e che Del Piero, come è noto, quando la gente si aspetta cose da lui va malissimo. Infatti con la Francia… vabbè, non dico nulla. Mi limito a fare notare una curiosità: quando è andato alla guida della nazionale, Donadoni da allenatore vantava qualcosa come 61 partite vinte, 59 pareggiate, 60 perse. Non ritrovo le statistiche ma era qualcosa così.
Fate i compitini e scoprirete come la penso spero. Io non dico null'altro. Vedremo, vedremo.
P.S. Finisse male e qualcuno lì se ne avesse a male, alla peggio rimango qua. Almeno la lingua la conosco. E l’ultima volta che ho visto un bidet non ricordavo cosa fosse e ci ho bevuto il punch.
* Questa peraltro è la più grossa costante con la situazione di due anni fa.
** Tornavano a casa cantando spocchiosi come se avessero vinto. Era la notte bianca di Parigi, e non si vedevano che francesi contenti di aver perso. L’ho sempre detto che sono illogici del resto. Anzi, come dico da settembre, “non è illogico, è francese”.

Voi donne siete tutte uguali.
Finche' si tratta di conquistarci, a noi innamorati romantici del futbol, ci fate sentire bellissimi, originalissimi, interessantissimi, anche se vi parliamo degli ultimi acquisti del Piacenza.
Ci state ad ascoltare come se pendeste dalle nostre labbra, illudendoci che davvero crediate - come noi - che ci sia qualcosa di poetico nei dribbling di Baggio, di leggendario nella storia de "la mano de Dios", e quanto sublime fosse l'eleganza di certe movenze da cigno di Van Basten.
Noi affondiamo lentamente fra le vostre spire, contenti, voi strabuzzate gli occhi - false - e ne chiedete ancora. Chissa' a che pensate in realta'. E noi, stolti, continuiamo a sciorinare citazioni calcistico-letterarie che vanno da Gianni Mura a Soriano, da Brera a Gigi Garanzini, le differenze etiche ed etiliche fra i lemmi di Pizzul (vivailparroco) e Nando Martellini (campionidelmondocampionidelmondocampionidelmondo). Vi bevete senza fare una piega le nostre dotte dissertazioni sul potente valore simbolico della maglia numero dieci, sul calcio che non e' piu' quello di una volta con tutti questi cazzo di numeri sulle maglie, l'epica di certi ricordi ingialliti come i nostri album (intatti) di figurine del mundial del 1982, il deliquio che ci prende davanti a certe casacche vintage del Brazil, l'epopea del come e perche' si diventa tifosi di una squadra da bambini. Stiamo li' a spiegarvi - con la lacrimuccia che ci scende dall'occhio inumidito - dei buoni delle merendine Misterday messi da parte durante Italia 90 per avere la maglietta della Germania. Sapete fare buon viso davanti all'ennesima variante della logora allegoria del calcio come specchio e metafora della vita e della societa'. Fingete sia plausibile quella liason - per noi ininterrotta - fra l'idea di mediano e battitore libero in estinzione e disastri ambientali. Addirittura sospirate trasognate quando ci giochiamo il parallelo improponibile fra il calcio totale dell'Olanda 74, sinonimo di socialdemocrazia nordica e quello sacchiano e conseguente ascesa della destra in Italia. Annuite rapite se vi parliamo dei tatuaggi in aumento sui corpi dei calciatori come segno tangibile della decadenza dell'occidente e dell'apocalisse prossimo venturo.
Ci guardate con quegli sguardi li', e noi ci gonfiamo di orgoglio come dei piccioni, ma ogni sospiro e' solo un passo in piu' verso il baratro.
Poi raggiungete il punto del non ritorno della vostra maledetta, infallibile tecnica di corteggiamento. Il morso del ragno che ha intessuto la tela capolavoro, dove in pratica lasciate fare tutto a noi. Il maschio calciofilo ci cade sempre, un po' come le mosche sono ineluttabilmente attratte da quelle trappole con la luce blu: sanno che per loro significa la morte, ma cionondimeno gli vanno incontro estasiate tutte le volte. Arriva il momento in cui noialtri si crede davvero di aver trovato l'anima gemella, e allora si decide che questa e' indubbiamente la volta buona.
Vi spiegheremo la meccanica del fuorigioco.
E non solo non sembrate terrorizzate da quella mezz'ora buona di moviole e spiegazioni che vi attendono. No. Dite che ora si, avete capito e prima invece avevano provato a spiegarvelo certi ex, ma mica ci erano riusciti a intrigarvi cosi' tanto, no dico davvero. Vi brillano gli occhi. A noi ci batte il cuore. Ci dite il fuorigioco con te e' tutta un'altra cosa, completamente diversa ed elettrizzante. Noi oltretutto ci leggiamo spesso una metafora dell'intesa sessuale in tutto cio'. Poveri fessi.
In genere, pochi giorni dopo arriva l'anello di fidanzamento. Dopo meno di un anno ci avete portato all'altare. Passano gli anni, per noi scanditi ogni biennio dall'alternarsi immutabile delle manifestazioni calcistiche europee e mondiali.
Ed ora che ne e' del vostro interesse posticcio per i nostri deliri calcistici? Dove sono i vostri occhi affamati di dvd di Zico come un tempo? Dove le vostre orecchie assetate di storie di bambini che di notte piangevano in silenzio pensando che Michael Laudrup sarebbe stato ceduto agli odiati juventini?
E' finita la farsa ormai. Ora non vi interessa piu' manco la Nazionale. Ci lasciate da soli a soffrire davanti all"Olanda che abusa brutalmente di noi in mondovisione: voi siete di la' ciniche e indifferenti a vedervi un telefilm. Noi affoghiamo nel gorgo alcolico in solitudine, ci sentite solo imprecare dall'altra stanza. Per i nostri patemi non c'e' piu' spazio. Poi non trovate meglio da fare di venire pure a chiederci "Amore, cosa c'e' che non va?"
E infatti gli argentini sono quelli con il taglio di capelli supertamarro.
E dire che Sorin è miglioratissimo!!!
Sanon, chi era costui?
Johan Cruyff, superstar, segna e porta l'Olanda in final... così, sulle note di Jesus Christ Superstar, cantavamo nel 1974. I mondiali in Germania, come adesso. Con la magliettina di mio fratello con su scritto forza Italia, non c'è due senza tre (ritenta, sarai più fortunato nell'82).
I miei primi mondiali. Meglio, i miei primi mondiali consapevoli. Nel '66 avevo tre anni e i ricordi che ho di Pak Do Ik, Mondino Fabbri e i pomodori sono mediati e successivi. Il Messico è una nebulosa vaga, il 4-3 ai crucchi e la finale li ho rivisti mille volte, devo averli visti anche in diretta ma non mi sovviene nulla.
La Germania no. Di quei mondiali ho ricordi piuttosto nitidi, anche se in bianco e nero. La memoria non regge del tutto il confronto coi nudi dati, però. Per dire, io ricordo la partita con Haiti come un fiasco totale. Fu percepita così, probabilmente, ma il tabellino recita un rotondo 3-1. Vabbè, i pareggi contro Perù e Camerun dovevano ancora arrivare, e magari portava più buono perderla quella partita. Ma noi che ne sapevamo. Segnò Sanon, un altro nome da mettere nella galleria dei personaggi pittoreschi accanto al dentista coreano. Questo faceva l'idraulico, ma non ci giurerei. Così come non giurerei che il portiere Francillon fosse una sorta di Higuita.
La verità è che quell'Italia meritava la brutta figura che fece. Era un'Italia antica, democristiana. L'Italia dei Facchetti, dei Burgnich, dei Mazzola, dei Rivera e di Riva era l'Italia di Fanfani e di Donat Cattin. E i Capello e gli Anastasi erano funzionali al vecchio mondo come i Tanassi e i Rumor. Chinaglia, no, lui era un corpo estraneo. E infatti sfanculò nonno Valcareggi quando lo sostituì contro la Polonia. La cosa ci colpì, molto. Non ci eravamo abituati. Ma il compromesso storico e la sinistra al potere sarebbero arrivati appena dopo, con i kawasaki Rocca, il bandito Re Cecconi, i miei amati poeta e puliciclone.
Ci consolammo presto dall'uscita dell'Italia, in realtà. Perchè eravamo tutti innamorati dell'Olanda. E come facevi a non amare l'Olanda, a 11 anni? Gli orange erano un'onda che travolgeva tutto e tutti. Erano la follia, la fantasia, l'anarchia però organizzata. Erano i provos e le biciclette bianche, ma noi mica lo sapevamo. Ci beavamo anche solo a sentire il suono dei loro nomi: Suurbier, Krol, Rensenbrink, i gemelli Van De Kerkhof, Neeskens. Johnny Rep. Il dio Cruyff. Erano rockstar, anche se io all'epoca non lo sapevo bene cosa fosse il rock. Ascoltavo Ramaya e Born to be alive.
E poi il genio, la follia, l'anarchia si ritrovarono a fare i conti con l'organizzazione, il rigore, la severità teutoniche. Come una banda di pseudorivoluzionari del liceo alle prese coi katanga (ho appena letto La Banda Bellini, ecco). I basettoni di Breitner e la tigna di Vogts, la classe operaia che va in paradiso. L'eleganza di kaiser Franz, la sicurezza di Maier, l'istinto da predatore di Muller. Ci lasciarono le penne, come era logico che fosse. Ma io ho sempre amato i perdenti, e forse ho cominciato da lì.
Un ultimo pensiero lo voglio dedicare a Tomaszewski. Ma non a quello vero. Al nostro. Al mio compagno di scuola, portiere della squadra delle medie. Un ripetente. Sempre all'ultimo banco. Passava il tempo a scuola fingendo di suonare la batteria. Ascoltava i Deep Purple e gli Emerson, Lake & Palmer. Uno dei due che nella nostra classe di fighetti scelsero di fare applicazioni tecniche al posto del latino. L'altro poi è arrivato a fare l'allenatore di basket in serie A. Lui no. Qualche lavoretto, qualche storia losca. Un'overdose che se lo porta via, a nemmeno trent'anni.
Ciao, Maurì.