Sembra facile a voi, Italia-Spagna.
Ché magari ripetete quella cosa dei cugini spagnoli, come i cugini francesi, e chissà perché non come i cugini maltesi, sanmarinesi, vaticanensi (Dio ce ne scampi), svizzeri.
Ma vi siete salutati, voi, con la vostra ex che è stata con voi cinque mesi su nove dell’erasmus, la mattina alle dieci a Parigi, mentre lei ritornava a Saragozza dieci ore prima del calcio d’inizo di Italia-Spagna?
Vi siete innamorati di una lingua, dei costumi, delle abitudini, piccole manie, che non sono proprio le vostre – e manco ci vivete, in un posto, ne assorbite solo i dettagli per osmosi?
Cielo, sto parlando di me. Ma insomma, sembra facile, a voi, Italia-Spagna.
A me meno – e contate che so già il risultato.
Sì, boh, lo dicevo l’altra volta. Faccio notare che se non mi arrischio, qui, a scrivere dei numeri – perché il destino è improbabile, come ci insegna la parabola di Gabriella C*rlucci – prima di Francia-Italia il mio pronostico era segnato su carta dalla gente con cui ho visto la partita.
Ieri invece l’ho detto in metro alla spagnola che sarebbe partita, ehi, domani c’è Italia-Spagna, tanto finisce così. Sì, la solita storia, hai sempre ragione, non sbagli mai, etc. Il punto è che è vero.
Poi nel caso specifico non è neanche merito mio. Credo sia stata una questione di scambio di persona. L’altroieri camminavo, quando ho avuto la sensazione che mi vibrasse il cellulare in tasca.
Non ho suonerie, sapete, le suonerie mi fanno venire voglia di uccidere.
Però avevo la sensazione che mi vibrasse il cellulare in tasca, ed era buffo, perché lo avevo appena messo nell’altra tasca. Vi è mai capitato? Sensazione strana, no? Abituati a non avere la suoneria lo sentite vibrare in tasca, ma a volte avete l’impressione che qualcosa vibri e non è vero, il cellulare è lì quieto, a volte non è nemmeno in tasca.
Comunque nel caso non era suggestione, mi stava vibrando il pacchetto di fazzolettini. La mia teoria è sempre stata chiara: di solito è solo una sensazione, ma se veramente qualcosa che avete in tasca vibra e non è il cellulare, non rispondete. Chiunque sia, non sono buone notizie. Oh, di solito.
E invece stavolta mi sentivo bene, ed ho deciso di rispondere. “Tu, Giambiero Galeazzi, sei il Presceldo!”, mi disse una voce con forte accento trapanese.
“Ma io non…”
“Tu sabrai in andicipo i risultati dei quarti di finale…”
“Sì, ma…”
“Così ha voluto il Possende Dio.”
È allora che ho capito. Antonino Zjchichi parlava con voce tonitruante all’altro capo del mio pacchetto di fazzolettini.
“Zjchichi?”
“Il Brofessore Zjchichi!”
“Il professore Zjchichi, chiedo scusa.”
“…”
“…”
“Ebbé?”
“No, dico, perché lei?”
“Sono l’unico che può comunicare con Biscardi.”
“Aldo Biscardi?”
“Aldo Biscardi.”
“…”
“Bisogna proprio schpiecarvi tutto. Biscardi è un medium molto podende, il Signoreangorapiùpodende lo utilizza per sapere in andicipo i risultati delle partite. E comunicarli a gente eletta nella Sua infallibile lungimiranza!”
“Ehm, sarà, ma, a proposito di infallibile, io non sono…”
“Giambiero, si schta facendo una certa, devo cenare e lavorare acché misconoscano i miei schtudi per il Nobel. Li vuoi sapere o no schti risultati?”
Credete che tutto questa renda più facile, per me, Italia-Spagna?
[visto che, anche se Valido non ci crede, l’ho scritto di getto, magari pi lo edito. Ora sarà il caso di vederla, ‘sta partita. Ah, Aragones ha detto che, se necessario, i suoi moriranno sul campo. I nostri invece, se necessario, scendono in campo che sono già morti. Capita. Ciao!]
E così, vi ricordate?
Erano due anni fa, e scrivevo su questo blog. Scrivevo e come tutti quelli che ci scrivevano sopra avevo la sensazione portasse bene.
Oddio, bene: la prima volta mi ero sbizzarrito, avevo scritto che potevamo vincere o perdere e che un pareggio era impossibile. L’Italia aveva pareggiato, ed i commenti negativi si erano sprecati.
Così, dato che tengo famiglia, avevo cominciato a fare post che in qualche modo prevedessero l’andazzo delle varie partite senza mai dire nulla. Del resto tutti i veggenti sono elusivi, e nemo propheta in patria.
Ma quest’anno sono in Francia. Ebbene sì: mentre voi domani guarderete la partita che può decidere o meno il passaggio del turno da parte dell’Italia (ma forse può decidere proprio se una seconda squadra passerà il turno o meno, non ho proprio ben capito, quest’anno la FIFA – l’UEFA? La COOP? – ha un po’ complicato il regolamento, e l’unica cosa di cui sono certo è che il parrucchiere di Camoranesi è un criminale*) seduti nelle vostre comode case, noncuranti di tutto ciò che non sia urlare mentalmente popoppopopopò e concentrarsi acchè l’Olanda faccia sette gol alla Romania, io e un manipolo di altri eroi saremo in un bar nel centro di Parigi, circondati dall’elite più rompicoglioni del popolo più rompicoglioni della terra. Per l’occasione, speriamo che la prendano come i sentitissimi mondiali di rugby**, o almeno che usino anche per queste circostanze la dotazione standard di almeno otto poliziotti con cui sono soliti rompere le balle alla gente che si fa una cannetta per strada o che sta fuori da un bar in massa dopo l’una di notte – senza fare particolare rumore, eh. E speriamo anche che questi eventuali poliziotti non amino il football.
Dicevo? Ah, certo, certo. Le previsioni, nemo in patria, giusto. Beh, quest’anno non sono in patria, però. Quindi mi trovo nella condizione di anticiparvi la partita, il turno, volendo tutto l’europeo.
Però non ho tempo di scrivere il post che avevo pensato, perché muoio dal sonno, e quando mi sveglierò avrò altrettante cose da fare. Quindi mi limito a lasciarvi questo post come testamento spirituale prima che ci maciullino, eventualmente, in un bar, ed a dirvi: nel caso, insultate un francese in mia memoria.
SE passeremo il turno – io lo so già, voglio ricordarvelo, ma non ve lo anticipo perché sono molto gentile, bello, simpatico, intelligente, sportivo, ed il mio indirizzo e-mail è a vostra disposizione se voleste propormi una serata fuori insieme – articolerò meglio. Per ora mi limito a dire che il Donadoni di questi europei sembra Fatih Terim quando era al Milan, che tra la grinta e la forma fisica che hanno tutti c’è da chiedersi quale nazione sovvenzioni lo staff tecnico, e che Del Piero, come è noto, quando la gente si aspetta cose da lui va malissimo. Infatti con la Francia… vabbè, non dico nulla. Mi limito a fare notare una curiosità: quando è andato alla guida della nazionale, Donadoni da allenatore vantava qualcosa come 61 partite vinte, 59 pareggiate, 60 perse. Non ritrovo le statistiche ma era qualcosa così.
Fate i compitini e scoprirete come la penso spero. Io non dico null'altro. Vedremo, vedremo.
P.S. Finisse male e qualcuno lì se ne avesse a male, alla peggio rimango qua. Almeno la lingua la conosco. E l’ultima volta che ho visto un bidet non ricordavo cosa fosse e ci ho bevuto il punch.
* Questa peraltro è la più grossa costante con la situazione di due anni fa.
** Tornavano a casa cantando spocchiosi come se avessero vinto. Era la notte bianca di Parigi, e non si vedevano che francesi contenti di aver perso. L’ho sempre detto che sono illogici del resto. Anzi, come dico da settembre, “non è illogico, è francese”.

1. Marco Mazzocchi alla guida di una trasmissione sempre più vicina ad una spaghettata piuttosto che ad un programma sportivo che incita la regia a mandare le “splendide immagini che arrivano dall’Italia” (stacco da Mazzocchi ad una piazza gremita in cui spicca lo striscione: “prendetevelo in culo”)
2. Sandro Mazzola ha fatto la telecronaca di tutte le partite con a fianco un sambernardo grappamunito che lo ha soccorso nei momenti di stanca. Non si spiega altrimenti l’indefessa puntualità con cui Sandrone ha puntellato la sua collaborazione di notazioni che spaziano dall’insignificante al fastidioso.
3. La differenza a livello calcistico tra Italia e Francia c’è, esiste, è palpabile, ed è facilmente ricavabile dagli inni nazionali. Quello francese ha un inizio proletario, veramente bello: avanti figli della patria, è arrivato il giorno di gloria, lo stendardo insanguinato della tirannia si è alzato contro di noi. E poi continua, in una strofa successiva che per esempio io non ricordavo (mi è stato fatto imparare coattamente alle elementari): da guerrieri magnanimi, risparmiate queste tristi vittime. Perché è innegabile che nella pelata celata dalla rasatura di Zidane, nel visino da infante di Titi, nella faccia da pirla di Barthez non vi sia cattiveria. Noi, per contro, abbiamo un inno bellicoso, minaccioso, oscuro ai più che lo cantano, che dice pressappoco: l’Italia si è svegliata, come Scipione si saprà riprendere da una sconfitta e prepararsi a combattere. Poi c’è quest’Italia divisa ("Noi siamo da secoli/Calpesti, derisi/Perché non siam Popolo/Perché siam divisi", e siamo 160 anni prima del referendum sulla devolution) che cerca di unirsi per combattere. La parte centrale (quella finale dell’inno così com’è cantato) è proprio quella meno chiara alla maggior parte degli italiani, e casualmente l’unico punto di incontro con l’inno francese: stringiamoci in una falange, disse l’Italia ("stringiamci a coorte", scrisse Mameli strozzando la metrica come nemmeno il peggior Carducci), ed è buffo che l’inno francese parli di “coorti straniere”. Chi l’avrà vinta, si vedrà stasera. Per intanto, la Marsigliese ci stacca di diversi punti.
4. Ma in compenso neanche Baglioni ha mai scritto un tale inno al patetismo come “Ne me quitte pas” (con tutto il rispetto possibile per Brel).
5. Attualmente ci manca tanto così che Mazzocchi si tocchi vistosamente le palle in diretta.
6. Da cinque giorni i titoli dello sport di Repubblica online parlano della diversa fame di Lippi e di Domenech. Ora, io sono juventino e stimo veramente tanto Lippi come allenatore, e come uomo gli riconosco di essere una persona franca ed aperta. Ma la differenza principale tra i due, sul piano umano, mi sembra sostanzialmente legata al fatto che Lippi è un incazzoso e Domenech uno che tende a sminuire: ha detto che questa è “una partita come tutte le altre”, ma che però ci tiene a vincerla “per andare in vacanza tranquillo” (il fatto che Domenech sia folle invece è ininfluente ai fini della mia analisi).
7. Apprendo da qua che due centenarie di Benevento spegneranno le loro candeline solo dopo il fischio finale dell'arbitro. Se ci arrivano.
8. “Quale partita?”, ha chiesto con la sua tipica aria da bambino prodigio l’ex ministro Calderoli, cui auguro di divertirsi vedendo l’imperdibile Cimbria – Aquitania con i suoi amici.
9. “Intanto il neuropsichiatra Stefano Pallanti dell'Istituto di neuroscienze di Firenze fa sapere che vincere è afrodisiaco e che non è azzardato prevedere un boom di nascite tra nove mesi.” (sempre da qua, e vi dirò che io che guardo la finale con il mio coinquilino ho un po’ di paura. No, tanta paura.)
10. L’intero ufficio marketing della Mediaworld (anche detti “in realtà speriamo che l’Italia vinca il mondiale”) ha assunto per la giornata di oggi numero diciotto stregoni woodoo, ventinove guaritori brasiliani esperti di macumbe, quattordici sciamani e Marco Masini. Tutti insieme guarderanno accoratamente la partita degli azzurri dal loro televisore.
11. Non c’è solo la legge dei 12 anni (nel caso viveste su Marte, quella per cui l’Italia arriva ogni dodici anni in finale ai mondiali: ’70 persi, ’82 vinti, ’94 persi, ’06…). C’è anche la legge della L (e Camoranesi è alto basso almeno venti centimetri meno di Zidane), c’è la legge di Fibonacci (e la proporzione tra la mano di Buffon e la media goal di Toni la copre perfettamente), la legge di gravità (chiedere agli australiani di Grosso) e la legge della jungla (e qui credo che Gattuso domini invitto).
12. “Con un'età media di 30 anni e 197 giorni, la nazionale francese è la squadra più vecchia del Mondiale” (da qui). Il che non crea grossi problemi, se escludiamo il cambio di cateteri da svolgersi nell’intervallo ed il momento tragico in cui Barthez chiede di ripetere il numero estratto alla tombola perché non riesce a capire se è sei o sedici.
13. Un uomo che conosce la verità sulla cicatrice di Ribery esiste. Ed è 50 Cents.
14. Dopo aver visto come sta giocando Zidane in questi mondiali, Del Piero ha chiamato Cesare Ragazzi prenotando una Caduta rapida dei capelli ed una Chierica estesa.
15. La pubalgia di Vieira è guarita spontaneamente poco prima dei Mondiali grazie all’intervento della sua chiropratica di fiducia, Jenna Jameson.
16. “Lippi prova rigori e fuorigioco, e punta sugli stessi uomini. Ma ha un De Rossi in più” (dalla sempiterna pagina dello sport di Repubblica). Ad ogni modo Lippi si è detto sconfortato quando, a pranzo, ha scoperto che non poteva giocare in 12, nemmeno per la finale.
17. “Sul far della sera tornarono in paese, aprirono il circolo e si misero a giocare a carte. Diaz rimase tutta la sera senza parlare, gettando all’indietro i capelli bianchi e duri finché dopo mangiato s’infilò lo stuzzicadenti in bocca e disse:
– Constante li tira a destra.
– Sempre, – disse il presidente della squadra.
– Ma lui sa che io so.
– Allora siamo fottuti.
– Si, ma io so che lui sa, – disse el Gato.
– Allora buttati subito a sinistra, – disse uno di quelli che erano seduti a tavola.
– No. Lui sa che io so che lui sa, – disse el Gato Dìaz, e si alzò per andare a dormire.
– El Gato è sempre più strano, – disse il presidente della squadra nel vederlo uscire pensieroso, camminando piano.”
(ovviamente Sua Maestà Osvaldo Soriano, ripubblicato in Italia tra le Storie di Futbol della Einaudi. Qui la storia se masticate un po’ di spagnolo, e qui il vero rigore più lungo del mondo, pessimo.)
18. Nel caso (improbabile) riusciate a pensare ad altro oltre alla finale, qui ci sono alcune delle intercettazioni di Moggi. Visto il tenore, probabile che le prossime siano Moggi che ordina una pizza insultando Facchetti, Moggi che prenota dal barbiere approfittando per sfanculare Paparesta, Moggi e Girando che commentano la briscola del giovedì sera parlando male di Zeman. Visto che finora non è che sia uscito chissà quale materiale penalmente rilevante (semmai si può desumere che Moggi sia un cafone, ma non mi pare sia reato ancora), da queste parti si spera ardentemente che tra le telefonate da pubblicarsi ce ne sia una di Moggi a Blatter riguardo l’arbitro di stasera.
19. Sì, vabbè, Lippi ci ha portato in finale, Buffon ha preso un solo goal, il record di Zenga, i goal fatti eccetera. Però cosa sarebbe successo se la nazionale l’avesse guidata quest’uomo?
20. Ecco, qui volevo metterci il risultato della finale. Avevo chiesto ad “un campione stocastico e di visibilità” (cit.) di darmi un risultato. Mentre stavo cominciando a raccogliere opinioni al Caffè Cinema, tra gli avventori sempre troppo alticci e proprio per questo infallibili, sono però stato sequestrato da due persone in completo nero.
“Se ne vada”, mi hanno detto.
“Ma... io… WM…”
“Se ne vada, le diciamo. Ci ha assunti Enver acchè lei non intacchi il campione che noi rileveremo metodicamente”
“Ma… veramen…”
“SE NE VADA!”
Così mi sono trovato a vagare per le strade ancora deserte, in pieno pomeriggio di domenica, pre-finale mondiale. Solo, senza nessun campione da rilevare, senza nessun risultato da pronosticare.
Camminavo sconfortato quando ho incontrato un tipo, seduto per terra in lacrime, con la testa tra le ginocchia. Mi sono avvicinato e lui ha alzato lo sguardo un secondo, quanto bastava per riconoscerlo.
Fabrizio Masia, direttore di Nexus. “Masia…”
“La prego si allontaniii….”
“Masia, è ancora per gli exit poll elettorali?”
“Io non potevo sapere… noi non…”
“Masia, si calmi. Vorrei farle una domandina facile facile”
“Cosa?”
“No, non cosa, Masia. Chi.”
Così, anche stavolta, amabile pubblico, io so il risultato in anticipo. Nexus, capirete, è infallibile. Del resto non posso scriverlo qua, sottraendovi la tensione che la finale mondiale porta: è afrodisiaca, capirete. Quindi se volete sapere il risultato, scrivetemi.*
Altrimenti in bocca al lupo.
[Appendice: ogni volta che la Francia supera la metà campo, mi raccomando, mandate anche voi un messaggio a tutte le vostre conoscenze con scritto: "NO!"] [sei già dentrooo l'happy hooouuur, viveree, viveree, costa la metàààà....]
*[Antonio Caprarica, costretto a vagare solitario per le strade di Parigi mentre tutti guardano le partite, lo ha già fatto. Gli ho anche regalato l'anima che ho comprato su internet: poverino, la meritava.]
Chiunque abbia coltivato, o coltivi, una passione per la musica, si sarà trovato prima o poi di fronte all’Islanda.
Non materialmente, non necessariamente almeno. È che (si dice che) quei paesaggi desertici, quella neve (semi)perenne, quelle atmosfere rarefatte, siano connaturate al fare musica. Chi nelle interviste incolpa la noia (non c’è molto da fare se non sciare o stare in casa a leggere, o suonare), chi si proclama Ispirato, ecco, insomma, l’Islanda è quasi uno stilema, un modo di fare musica: lenta, ponderosa, introspettiva, maestosa, comunque sia riflessiva, complessa.
Inutile dire che in Islanda non hanno un campionato di calcio che appassioni più di venti persone. Ecco perché questa sera, a Ferrara, le Amina e i Sigur Ros suoneranno senza pensieri: non gliene importa nulla del calcio, e tantomeno della stupida semifinale tra due squadre brutte, involute, noiose, macchinose, spesso fortunate e altrettanto spesso inferiori alle aspettative sul piano del gioco.
Ieri invece la mia mente vagava libera e senza pensieri. Stavo elaborando dieci modi per renderci più simpatici ai tedeschi, che tutti i torti, pensavo, magari non ce li hanno [indire un referendum popolare per decidere il taglio di capelli di Camoranesi; assalire la sede della rai e bruciare ogni filmato di Italia-Germania 4-3, che tanto in Italia ormai tutti lo conoscono a memoria, anche mia nonna; proibire in periodo di mondiali di intervistare “Spillo” Altobelli e “Ciccio” Graziani più di tre volte a settimana; poi ecco, avevo letto l’articolo sulla pizza e mi era passata la voglia, credo che comunque attuare questi punti possa bastare a renderci una nazione migliore].
Poi improvvisamente mi sono ricordato. Ho avuto un flashback, vivido come un’apparizione di Maradona (di solito a programmi tv di un trash crescente, in cui lo fanno palleggiare con palline da tennis, noci, nocciole, caccole, elettroni): io ho già comprato i biglietti. Per il concerto. Dei Sigur Ros.
Il quale concerto, prontamente anticipato per evitare che gli istinti bellicosi che risaputamene la musica del gruppo islandese scatena si fondano, o si scontrino, con quelli altrettanto bellicosi o festosamente agguerriti dei tifosi azzurri, è stato anticipato alle otto e un quarto. Otto e un quarto il gruppo spalla, nove loro: mi perdo la partita.
Passata la catatonia da sconforto è subentrato il momento dell’azione: agire, reagire.
Mi sono fiondato su e-bay. Inizialmente pensavo di comprare una radiolina, per poter sentire almeno con un auricolare la partita mentre la truppa del glaciale Jonsi Birgisson suonava.
Ma – i fan dei Sigur Ros non scherzano affatto, sono estremamente agguerriti, e sia mai mi avessero sorpreso con una radiolina in imperfetta Estasi Contemplativa mi avrebbero frantumato un paio di costole di troppo.
Eppure non mi veniva nessun’altra idea. Preso dallo sconforto ho provato “soluzione problemi”, sempre su e-bay, ma nulla. Tutto quello che ho trovato è stata “la soluzione perfetta ad ogni problema di spiritualità”, un uomo che vendeva la sua anima a 5 dollari. Mancavano venti minuti, ne ho offerti sei, potrà tornarmi utile un giorno.
È allora che mi è arrivata l’Intuizione: sono tornato su Google ed ho cercato: cartomante + risultato + mondiali calcio. Un paio di sitacci napoletani, un 899 che si accontentava di 15 euro al minuto, e l’ho trovato. Cartomanti collegati con una webcam, affidabilità assoluta, rimborso in caso di scommessa errata (capirete, ho già speso troppi soldi per i Sigur Ros). Apro, clicco, aspetto.
Davanti a me una donna di rara bruttezza, vestita come Mary Poppins: un abito dell’Inghilterra degli anni ’20 e un cappellino che di vezzoso sopra di lei non aveva nulla. Mi sorride sdentata e mi fa: “cosa tu vuoi sapere di partite di mondiali?”
Io quella voce… quella voce… allibisco. La fisso e non riesco a non dirlo: “Bora! Bora Milutinovic!” “No, no, io…” prova a smentirmi, ma lo sguardo è quello del colpevole colto in flagrante. “Bora, che ci fai qua?”
E così mi dice tutta la storia. Non solo quella che riguarda il primo mondiale passato senza che nessuna squadra lo chiamasse, dopo vent’anni di ininterrotta presenza (o giù di lì). I soldi che scarseggiano, l'idea della cartomanzia per arrotondare finchè non chiama una nuova nazionale terzomondista. Mi spiega che lui, il futuro, lo conosce davvero. E sennò come avrebbe fatto a fare una figura almeno decente ai mondiali?
Argomento incontestabile: le buone prestazioni delle squadre di Milutinovic sono sempre state un mistero insondabile. A meno che non si voglia credere che il corrispettivo slavo di Galeone possa davvero far giocare così bene dei semidilettanti.
Così, finalmente riappacificato col mondo, mi sono fatto raccontare tutta la partita. Ora la so, e posso andare a vedere il concerto in pace. Peccato che non possa dirvelo: ma lo so, che è meglio così. In bocca al lupo.
Basta, è ora di finirla.
L’Italia, per carità, bel paese, anzi Belpaese, però che palle, durante i mondiali non si può. Non si può. Fin quando non usciamo per non essere riusciti a segnare per la settima partita di seguito tutti sono pronti a giurare che sia l’anno buono, la stampa estera ci dileggia, più o meno a ragione e con più o meno stile, e noi ci incazziamo. Possiamo dircelo da soli, che facciamo schifo, ma non sia un crukko malettetten. Lo dico apertamente perché, beninteso, io rientro in pieno in questo quadretto.
Ma insomma le voci girano, e c’è chi sostiene che la nostra squadra vinca senza meritare appieno, in circostanze, uhm, non proprio premeditate, in seguito ad accadimenti non troppo intenzionali.
Nulla di più falso. E proprio per dimostrare la totale infondatezza di questa teoria, ho chiesto un prestito a Enver e a nome di WM mi sono recato a studiare da vicino, per una settimana, la preparazione nostra e quella dell’Ucraina, che ho poi dettagliatamente confrontato. Converrete che le piccole discrepanze riportate sono dovute a secondarie divergenze di vedute nell’ambito della preparazione calcistica: e qui è evidente che gli effimeri ucraini non hanno nulla da insegnarci. Ma faccio parlare i fatti:
Venerdì 23
Loro. La nazionale ucraina si sveglia la mattina alle 5, fa una corsetta di 50 chilometri per sciogliersi, quindi una partitella undici contro undici ma in due stadi differenti, poi altri 25 chilometri defatiganti, gioca la partita con la Turchia il pomeriggio e torna in albergo (andata e ritorno sono in autostop). L’albergo, come noto infestato dalle rane, è un due stelle di proprietà di un certo Mario Schnellinger, che odia tutti i popoli dell’est Europa e di notte ripopola le rane di proposito. Shevchenko, che non aveva trovato un passaggio, rientra in ritardo e viene multato di 25 rubli, ma sceglie di commutare la pena con l’aratura di un campo circostante.
Noi. La squadra azzurra, per riprendersi dalle fatiche della partita del giorno prima, si sveglia il pomeriggio alle quattro. Cannavaro va al suo frigo (nel sei stelle in cui alloggia l’Italia ogni giocatore ha un suo frigo personale) e ingurgita sedici salamini mentre guarda fisso in camera cercando di apparire magnetico (per contratto Cannavaro è protagonista di un reality show ripreso da una telecamera piazzata nel suo frigo). Alle sei tutti dal massaggiatore ayurvedico per farsi aprire i Chakra, tutti tranne Del Piero, che è sul campo a sgambare perché Lippi vuole provarlo come centrocampista di fascia. A casa sua, in Italia, Sandreani realizza finalmente di non essere stato chiamato a commentare la nazionale (oh, esclama).
Sabato 24
Loro. I giocatori ucraini passano la mattinata a tirare calci di punizione, milleduecento ciascuno, tranne i portieri che però se non ne parano almeno la metà non hanno diritto al pranzo. Nel pomeriggio passano otto ore a provare gli schemi, poi tornano in albergo dove non dormono, perché Hans, il figlio del tenutario, odia i popoli dell’est Europa e ha dotato le rane di megafono.
Noi. Dopo una lunga serie di partite infuocate a Pro Evolution Soccer, i nostri, seguendo il rigoroso programma predisposto dal tour manager, si fanno esorcizzare. Tutti, tranne Del Piero, che sta nel campetto dell’albergo a giocare con i primavera del Wolfsburg perché Lippi vuole provarlo come terzino sinistro. Sandreani prova a prendere l’aereo che aveva comunque prenotato per seguire gli azzurri, ma inspiegabilmente non si trova il suo posto (oh, esclama).
Domenica 25
Loro. Gli Ucraini passano la mattinata alle terme, dicono loro, nonostante il depliant delle famose sabbie mobili di Kaiserslautern trovato alla reception, nel cassetto del signor Schnellinger, la dica lunga. Sfruttata l’occasione per fare un po’ di esercizio, tornano in albergo dove le rane, meravigliate dalla scoperta dei megafoni, hanno chiamato i parenti per farglieli provare.
Noi. Domenica è il giorno del Signore: in omaggio a ciò, la preparazione fisica degli azzurri si limita a quattro vasche avanti e indietro in una piscina riempita di acqua santa. Ci sono tutti: tutti tranne Del Piero, che corre nella piscina dei bambini, perché Lippi vuole provarlo come centromediano metodista anfibio. Sandreani, arrivato in hotel in taxi (1468 euro di taxi), scopre con un leggero disappunto che la sua camera in albergo sembra essere stata disdetta da qualcuno(oh, esclama).
Lunedì 26
Loro. Per non affaticare troppo i giocatori, la preparazione fisica la mattina si limita ad un’amichevole contro le squadre A e B del Borussia Dortmund, del Borussia Mönchengladbach e del Borussia Monaco, tutte insieme, più chiunque altro desideri giocare. Al ritorno in albergo, a causa di un’inspiegabile quanto sfortunata incomprensione, trovano la porta chiusa e apparentemente nessuno dentro, così devono dormire sul ciglio della strada, accanto alle rane che gracidano estatiche per la compagnia.
Noi. Per non affaticare troppo i giocatori, la preparazione fisica la mattina si limita a bruciare dodici montoni ed impilare gli ex-voto del team azzurro in un vicino tempietto dedicato a Giove Commissario tecnico. Tutti tranne Del Piero, impegnato a Borussia nell’amichevole contro l’Ucraina, perché Lippi vuole provarlo come Uomo tra la folla. Sandreani, che non riesce a trovare l’albergo azzurro, finisce a cenare in un bar portoghese e a guardare con gli autoctoni Portogallo-Olanda, partita che, dichiara ad alta voce, prevede “calma e nient’affatto probante” (oh, esclamerà poi).
Martedì 27
Loro. In seguito ad una decisione concorde di tecnico e giocatori la seduta di allenamento è sostituita da una battuta particolarmente agguerrita di caccia alla rana. Successivamente i cadaveri sono portati a Frau Hoffmann, la moglie del tenutario, perché li ricicli come cena. Frau Hoffmann li saluta con un sorriso. Appena lasciato l’hotel, il sorriso di Frau Hoffmann si tramuta in ghigno, ed ella sfoga il suo inveterato odio verso i popoli dell’est Europa iniettando personalmente metà boccetta di Guttalax ad ogni rana che sta friggendo. A notte fonda l’usuale gracidare delle rane viene sostituito dalle disperate urla di dolore dei giocatori ucraini.
Noi. In seguito ad una decisione concorde di tecnico e giocatori, la seduta di allenamento è sostituita da un pranzo luculliano offerto dagli sponsor della nazionale a tutti. Tutti tranne Del Piero, impegnato a parare i rigori agli Allievi dello Schalke 04, perché Lippi vuole provarlo come quarto portiere. Sandreani, sceso a fare colazione, viene imbavagliato, incappucciato, incaprettato, impacchettato e rapito da un manipolo di uomini in passamontagna accompagnati da un rumore curiosamente simile al fado.
Mercoledì 28
Loro. Il mercoledì è la giornata dedicata alla preparazione mentale: uno Psicologo Motivazionista con alle spalle un passato di Torturatore Sadomaso in Siberia viene chiamato a parlare alla squadra. La famiglia Schnellinger, constatatone il piglio severo, decide di prendersi un giorno di vacanza.
Noi. Il mercoledì è la giornata dedicata alla preparazione mentale: il Maestro Do Nascimento, in cambio dell’amnistia plenaria, dirige energie positive sugli azzurri presenti alla sua seduta. Cioè tutti, tranne Del Piero, impegnato a seguire un corso di fisioterapia perché Lippi vuole provarlo come massaggiatore. Nessuna traccia di Sandreani.
Giovedì 29
Loro. L’Ucraina si prepara ad affrontarci disputando un’amichevole contro i Giganti della Montagna. Uto Schnellinger, passato a trovare suo cugino Mario, prova ad impallinare un paio di questi abitanti dell’est Europa che lui odia, ma gli Ucraini sfruttano l’occasione per fare una sgambata e ne escono illesi.
Noi. L’Italia si prepara ad affrontare l’Ucraina facendosi riequilibrare il karma da un professionista, mentre un team di Conigliette Professioniste importate dalla villa di Hugh Hefner serve da bere a tutti. Tutti tranne Del Piero, impegnato a travestirsi, perché Lippi vuole provarlo come De Rossi. Ancora nessuna traccia di Sandreani.
Venerdì 30
Loro. Finalmente il giorno della partita. Gli Ucraini lasciano l’albergo alle tre del mattino per recarsi allo stadio di Amburgo a piedi. In questo modo peraltro evitano l’invasione di cavallette che la famiglia Schnellinger stava preparando, buon per loro.
Noi. La compagine mundial si reca allo stadio su 22 SUV personalizzati, uno per uno, uno per tutti.Tutti tranne Del Piero, cui viene data una cinquecento vecchio modello e della pittura tricolore da applicarsi sul petto e sul viso, perché Lippi vuole provarlo nel ruolo del tifoso conciato come un pirla. Sandreani si sveglia, ancora un po’ indolenzito ma in perfetta salute, nel suo salotto. Beve un po’ d’acqua e fa per accendere il televisore, quando improvvisamente un black-out paralizza l’erogazione elettrica nel quartiere (oh, esclama). Se ce la farà a vedere la partita, se riuscirà a seguirla, potremo dirlo solo stasera.
No, è che io volevo scrivere un post sulla partita di oggi. So che non avrebbe cambiato le sorti del mondo, però ecco, volevo, davvero.
Però ieri ero stanco. Molto stanco. Dovevo studiare per un esame che ancora devo dare, e mentre cercavo un'idea, una qualsiasi, per scrivere il post, le palpebre mi diventavano sempre più pesanti. Potrei, pensavo... uhm... potrei immaginare che sono al supermercato, sì, sono al supermercato al reparto verdura, quando alzo gli occhi e incontro Mr Crocodile Dundee. Sì, ecco, lui mi direbbe, tipo, "figliolo, mica hai visto della fottuta verdura australiana qui?" e io, uhm, cincischierei, e... yawn... oppure, potrei dire di me che accompagno mia sorella dall'estetista, mi giro alla mia sinistra e vedo una che sembra Natalie Imbruglia ma, uhm, non è lei, e girandomi a destra riconosco però Russel Crowe che... che...
e lì ho chiuso gli occhi e iniziato a russare.
Li ho riaperti che qualcuno mi tirava la maglietta, la scuoteva a intervalli regolari apposta per svegliarmi.
"Oh! Oooh! Allora? Sei sveglio?". L'individuo di fronte a me indossava una canottiera di cotone bianca, aveva un borsello, il pizzetto, i capelli castani lunghi, un accento marchigiano marcato da una sfumatura impalpabile che...
"Opa!" (trangugia un bicchiere dall'odore fortemente alcolico) "Ne vuoi uno anche tu? Ti farà bene!"
"... ma cosa..."
"Come? Non mi hai riconosciuto? Sono Benty! Benty, kalos kai agatos" (trangugia altri due bicchieri di quello che dall'odore di liquirizia riconosco finalmente come ouzo, si spruzza del Vetril sulla mano.
"Ma per cortesia!" (mi alzo finalmente, lo guardo bene: sembra sfocato) "Quale Benty! Tu sei un incrocio tra come lo immagino, Benty, e quella perfida serie di luoghi comuni che è Il mio grosso grasso matrimonio greco!"
"Saranno anche luoghi comuni, ma sono quasi tutti veri!"
"E con questo? Ti porterei a vedere un qualsiasi matrimonio dalle parti mie, per farti rendere conto che a parte la lingua e il tipo di cibo si tratta esattamente della stessa cosa. E comunque, se non sei il vero Benty non c'è che una possibilità: sto sognando"
"Ah, sì? Ne sei sicuro? Non vuoi venire a fare un tuffo con me allora?" (spalanca la finestra, fuori c'è il mare come si vede nelle cartoline da Santorini)
"Ancora? Tutto ciò è degradante per me, per te e per l'intera Grecia! La vogliamo smettere o no? Perchè sto sognando questa farsa?"
(trasfigura in un tipo sulla trentina, capelli e barba corti, smilzo, l'accento cambia) "Vuolsi così colà dove si puote [...] e più non dimandare [cit.]"
"Enver? Oh, andiamo, non sei quello vero. E' un sogno, soltanto un sogno"
"Davvero? Vuoi dire che è tutto qua: dormire, sognare - ma è qui l'ostacolo [cit.]"
"Come immagine mentale non sei un granchè, lo sai?"
"Ah, davvero? Ma se quando io mi piazzavo nel tuo incoscio ad ascoltare i Virginiana Miller con accanto Sabrina Salerno tu nemmeno ti facevi le pippe. Che ne sai tu di me? Conoscere gente a un concerto/ può darti una mano a essere migliore[il chiasmo è voluto], ma questo non significa che..."
"Va-bene. Ok, d'accordo. Poniamo che io creda davvero che tu sia Enver. Cosa vuoi da me?"
"Che domande. Indottrinarti. Squarciare il velo di Maya [cit.]. Mostrarti il lato b della verità."
"Uh?"
"Sono qui per darti i risultati degli ottavi di finale."
"Se tu fossi davvero Enver, ricorderesti di averli già scritti sul blog"
"Sì, ma questi sono giusti. Ho tutte le carte in regola per essere un profeta [parafraso]"
(dubbioso) "Vabbè. Dimmi i risultati. Vuoi qualcosa da bere?"
"Troppo gentile. Ho fatto un lungo viaggio per venire qui [cit.]. Comunque, vado. Allemagna - Ibralandia 2 a zero. La terra decantata da Soriano contro i paesaggi desertici evocati dai Calexico, due a uno, inaspettatamente sofferto. Nient'affatto (de)lusi i portoghesi, che..." (si accorge che lo sto guardando male) "Beh?"
"Beh cosa? Queste partite si sono già svolte. E tu non solo non sei Enver, ma sei pure una pessima imitazione"
"Intanto posso prendere un manifesto di Alleanza Nazionale da qui con una pallina da ping-pong, calciando da fermo"
"Non ne dubito. Beh, ora io mi sveglierei, eh. A meno che tu non abbia verità sensazionali da rivelarmi"
"Che ne dici di uno split Madredeus/Violetta Beauregarde?"
"La vuoi smettere? Si vede che non sei il vero Enver! E io, io non penso davvero che Enver sia così! Il mio inconscio non è così kitch!"
"Ma come parli? Le parole sono... [cit.]"
Inizio ad agitarmi, mi sveglio madido di sudore. Davanti a me una figura umana, nella semioscurità della stanza. Il quadrante fosforescente della sveglia digitale segna le cinque del mattino. La figura parla, la voce è femminile.
"Ciao, Neo. Ti chiederai perchè sono qua: beh, presto detto..."
"Sì ma io non sono N..."
"Sono qua per rivelarti i risultati delle partite mancanti della coppa del Mondo"
"..."
"Cominciamo da Svizzera-Ucraina. Gioca ancora Turkilmaz?"
"Patetico. Lo sa anche mia nonna che Turkilmaz non gioca più da dieci anni"
"Occhei. Allora tripletta di Shevchenko, tre a zero"
Comincio a rassagnarmi a non svegliarmi. Cerco di concentrarmi e farmi apparire una sigaretta tra le dita, ma non ci riesco. Fisso sconsolato la figura nel buio.
"Spagna - Francia... quante lettere ha la parola "Zubizarreta"?"
"Undici, perchè?"
"Essa è un worm di sistema. Apre un portale verso l'Esterno, che permette di muoversi a piacimento nello spazio e nel tempo e ricomparire dove si preferisce in questa realtà. Gli spagnoli la conoscono e la useranno due volte: due a zero per la Spagna"
"Ridicolo"
(ignorandomi) "Brasile - Ghana non è una partita facile da pronosticare"
"Ah, no?"
"Macchè. Il Brasile è di un altro livello..."
"Direi"
(ignorandomi di nuovo) "... ma nel Ghana gioca Pimpong. Egli è l'Eletto. Egli può segnare come, quando, quante volte vuole"
"Ma che penoso mucchio di str..."
"E poi c'è Italia - Australia. Vuoi sapere il risultato, o no?"
"Tanto il sogno è mio. Sì, dai, dimmelo questo risultato"
"Aspetta. Spilletta rossa o spilletta blu?"
"Ma cosa..."
"La rossa è commemorativa del primo ep dei You say party! We say die!, inciso a 4 anni sulla cassettina su cui il padre del cantante, professore universitario di Hausa, aveva inciso l'unica copia del discorso che doveva fare tre giorni dopo. La blu invece è stata stampata per uno split Pecksniff/Radiohead che uscirà per Aiuola il mese prossimo"
"See, come n..."
"Vuoi sapere o no?"
"Eccerto, certo. Blu"
"Peccato. Non posso dirti nulla allora: soltanto che" (si avvicina, riesco a vederle la faccia, è...) "è ciuccio intorno a te!"
E scompare. Era Megan Gale. Megan-Gale. Mi sveglio nel mio letto, sudato come da copione. Nessuno in camera mia, ovvio. La prima cosa che penso è che la prossima volta i funghetti sulla pizza li chiedo senza poteri psicotropi. Mi dò tre quattro pizzichi sul polso, quindi mi mordo la mano per essere sicuro di essere sveglio. Fa male. Ho sete. Ok, sono sveglio. Mentre sto cercando di accettare il fatto che anche il mio incoscio è sostanzialmente un idiota, mi cade l'occhio sul comodino. Vicino alla sveglia c'è una spilletta blu. La prendo in mano. E' dell'Aiuola. Su un lato è scritto Pecksniff, sull'altro Radiohead. In mezzo c'è l'omino piangente di Amnesiac con dietro un sole da bambino dell'asilo. Me la rigiro per un po' tra le mani con aria inebetita. Poi sottovo